La Lepre (Lepre, in italiano) e la Luna (Luna) sono due elementi iconici che sono peculiari del luogo sorprendente che siamo, ancor prima di acquistarlo, e che abbiamo subito amato.

La Lepre, perché ci sono diverse famiglie di questa specie che giocano tranquillamente sotto gli ulivi durante l’estate.

La Luna, perché la prima volta che siamo venuti qui di notte, era piena e gettando la sua luce proprio dove il vigneto è stato poi piantato.

Poi, un giorno in una biblioteca abbiamo scoperto la leggenda del Coniglio lunare e tutto è diventato cristallino: questi due elementi, sinonimi di generosità, prosperità e fertilità, erano ciò che stavamo cercando per dare al nostro progetto un vero carattere.

La Luna ha sempre ispirato poesie e leggende con il suo bagliore romantico. Di queste leggende in particolare per la sua antica e toccante bellezza che ha come protagonista il nostro altro elemento caratterizzante, per noi una lepre, nella storia di un Coniglio.

Figlia della cultura orientale, la leggenda del “Rabbit on the Moon” è poco conosciuta in Occidente. Il protagonista è un coniglio che per la sua generosità è stato premiato dalla dea della Luna, Chang’e con un dono estremamente memorabile: la sua silhouette era infatti impressa come uno stemma, un segno indelebile posto sulla superficie del nostro satellite.

Un disegno magico che alcuni avrebbero notato già nei tempi antichi, e che è menzionato anche nella mitologia Maya e Azteca, dove questi animali erano custodi della fertilità e appassionati “bevitori”.

La leggenda spiega anche la pareidolia dei crateri satellitari, l’illusione subconscia che tende a ricondurre a forme, oggetti o profili noti (naturali o artificiali) di forma casuale. Interpretazioni che portano a vedere il coniglio sulla superficie lunare di fronte sia a destra che a sinistra.

LA LEGGENDA DEL CONIGLIO LUNARE

Si dice che, durante una notte di luna piena, un viaggiatore anziano e stanco è arrivato in una foresta incantata abitata da una scimmia, una lontra, uno sciacallo e un coniglio. Il viaggiatore, distrutto dalle sue innumerevoli fatiche, chiese una mano di conforto agli animali che lo attendevano.
“Ho viaggiato molto e sono stanco, potresti darmi qualcosa da mangiare?” chiese ai piccoli animali. La scimmia non perdere tempo; si fece veloce e come un fulmine, si gettò rapidamente a caccia di frutta tra gli alberi alti dei boschi incantati. La lontra, abile nella pesca, si tuffò nel fiume che si assottigliò fuori dalla porta accanto e presto tornò con un bottino zoppo di pesci grandi e succosi.
Lo sciacallo invece ricorso a tutta la sua astuzia. Si intrufolò in una casa abitata da esseri umani e lì, senza indugio, rubò cibo. Beh, finalmente, tutti avevano portato qualcosa al vecchio signore.
Tutti tranne uno: il coniglietto.
Poi, mortificato nel profondo del suo cuore, cominciò a correre attraverso i boschi. Ma più cercava, più trovava prima del suo cammino. Dell’erba umile era tutto ciò che sapeva e poteva afferrare. E ‘stata allora una grande tristezza.
Le sue zampe erano gli unici vuoti prima degli occhi tremuli del vecchio signore. Era un essere piccolo e semplice, che non possedeva alcun talento particolare. Quello che possedeva non era altro che se stesso. Così, il coniglietto guardò i suoi amici animali e, dopo aver pensato per un momento, chiese loro di aiutarlo a raccogliere rametti e foglie essiccate. Infine accese un fuoco e guardò la fiamma vivida il cui riflesso si tuffò bruciando nei suoi occhi innocenti.
Egli disse allora: non sono stato in grado di portarvi nient’altro e quindi vi offrirò io stesso.
E senza remore si gettò in quel fuoco ardente, offrendo la propria carne come pasto per l’anziano signore. Le fiamme erano alte e piene, ma non sembravano flagellare nemmeno un’anima di quella pelliccia soffice. Di fronte a quella scena il viaggiatore rosa ha colpito nelle profondità della sua anima. Improvvisamente il suo volto, contrito in una smorfia di stupore, cambiato; così anche le sue vesti usurate. Al suo posto apparve una creatura divina e sublime: la divinità Chang’e, la dea della luna, che era effettivamente arrivata sulla terra travestito, per indagare le usanze dell’uomo e per scoprire quale degli esseri era il più gentile.
Chang’e, intimamente rapito dalla virtù impressa in quei piccoli occhigiocosi e vividi e dall’estrema generosità radicata radicata nell’anima pura della piccola creatura, decise poi di onorare quel sacro gesto e volle l’immagine di quell’umile piccolo animale, che non aveva temuto per un attimo nell’offerta di se stesso, fu per sempre impresso sul mantello lucido della luna pallida , in modo che tutti potessero eternamente ammirare l’esempio miracoloso.

Secondo altre versioni, la dea prese il corpo soffice del coniglio soffice e lo condusse con lei sulla luna, imprimendo in quel momento l’immagine eroica.

Altre varianti dicono che la divinità Chang’e avrebbe poi insegnato al coniglio a produrre un elisir, un filtro di immortalità. Il coniglio ha da allora lassù immenso da dove scruta il lavoro degli uomini, lavorando con il suo pestello inseparabile la ricetta dell’immortalità per la sua bella dea.

Le sfumature di questa leggenda indiana delle origini buddhiste sono meandri nei dettagli e persino nelle versioni mutevoli, ma il cuore della sua moralità antica e profonda è sempre lo stesso:

un monito all’uomo e un cenno al valore del sacrificio, dell’umiltà e della carità, come pilastri fondanti di un bene che, una volta fatto, è sempre prezioso, sempre importante. Sacrificio come contenitore per le virtù più rare e onorevoli che risiedono non solo nella forza o nella destrezza, ma in ogni cuore altruista e puro.

APOLLO 11 E IL MOON RABBIT

È anche curioso come questa leggenda sia stata menzionata nel dialogo che ha avuto luogo poco prima dello storico sbarco dell’Apollo 11.
In una conversazione tra lo Houston Command e l’equipaggio, fu infatti playfully indicato dagli astronauti (Neil Armstrong e Buzz Aldrin), che su uno dei titoli di quel tempo, chiesero alla brava del satellite, di prestare attenzione alla bella ragazza che per 4000 anni abitava la luna con il suo coniglietto; in riferimento alla dea Chang’e, confinata alla luna per aver rubato al marito la pillola dell’immortalità, sempre accompagnata dal suo fedele coniglio.
Uno di loro poi rispose dicendo: “Ok, terremo d’occhio la ragazza coniglietta.” una frase che da allora è stata ancorata nella memoria del giorno storico.

IL CONIGLIO LUNARE, MANGA E VIDEOGIOCHI

Questa leggenda ha anche esposto la diffusione della figura del coniglio nell’immaginario collettivo giapponese: manga e anime hanno riprodotto innumerevoli versioni, declinando alcuni aspetti nei più famosi:
– “Dragon Ball” nello scontro tra Goku e Monster Rabbit, il nemico con la somiglianza di un coniglio che deve rimandare sulla luna)

– “I Cavalieri dello zodiaco” durante la corsa lungo le 12 case dei Santi d’Oro è brevemente raccontata la fiaba del coniglio lunare

– La rinomata saga Pretty Guardian: Sailor Moon, sul regno della luna, protagonista del mitico Tsukino Usagi, un nome simile a tsuki no usagi, o “Moon Rabbit”

– Dark Cloud e Dark Chronicle videogiochi: Tutti i conigli in entrambi i giochi provengono dalla Luna e uno dei livelli Dark Cloud è impostato su di esso.

ANGELO BRANDUARDI

Il cantautore Angelo Branduardi ha dedicato una delle sue canzoni alla leggenda: La Lepre sulla Luna